Cuore: conosci davvero questo elemento misterioso della spiritualità?

Perché desidero condividere con te questo post sulla dimensione del cuore?  Semplice, per due ragioni. La prima riguarda te. Tutti noi, in realtà. Parlare di cuore in spiritualità è parlare dell’essere umano tout court, nelle varie pieghe della sua complessità, della sua struttura antropologica, fatta di più dimensioni interagenti: psicofisica, psicosociale e razionale-spirituale.

Capire meglio il nostro cuore facilita la vita. Aumenta la consapevolezza dei nostri processi interiori. Favorisce la libertà di scelte davvero evolutive e non casuali o solo pressate dall’urgenza del momento.

Il secondo perché di questo post: da qui prende ispirazione il presente blog e il canale Youtube Lebab. La scelta è intenzionale. Infatti, la dimensione del cuore è fondamentale in tutte le grandi tradizioni culturali di cui le spiritualità sono diretta espressione.  Questo sarà dunque un viaggio che ti offrirà panorami interiori interessanti. E ora un test!

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Per chi è questo post?

Anzitutto discerni se questo post è per te.

  1. Ami approfondire le grandi dimensioni dell’esperienza spirituale?
  2. Desideri cogliere bene le sfaccettature del cuore?
  3. Sei curioso/a sui molteplici significati di una parola come cuore e della loro evoluzione storica e culturale?

Se hai risposto «Sì!» alle precedenti domande, il post è pensato per te!

Partiamo dai filosofi. Cosa ci suggeriscono sul «cuore»?

Cuore? Non è un termine specifico proprio della filosofia. Vi compare con l’uso di significati traslati, che mirano alla visione antropologica nelle sue varie dimensioni: i sentimenti, le passioni, la volontà, l’animo, le virtù, la disposizione religiosa. Questo uso accomuna antiche tradizioni di pensiero prefilosofico, dalla Grecia, all’Egitto, all’ebraismo, all’induismo. Abbiamo la prima testimonianza, nella tradizione del pensiero greco, in Parmenide quando afferma in un famoso frammento: “il cuore immobile della verità rotonda”. Parmenide trasferisce il significato di centro vitale da cui promanano le nostre potenze conoscitive e operative, a quello di centralità ontologica. Qui si manifesta la compiutezza e la compattezza della totalità dell’essere, quindi la pienezza della rotonda verità.

Nel corso della storia della filosofia il termine «cuore» assume significati più esistenziali. Infatti, cuore rappresenta l’interiorità cosciente, o la radice della vita etica e religiosa, come in Agostino; o la dimensione intuitiva, come lo spirito di finezza che si oppone allo spirito di geometria. Finezza che costituisce le ragioni del cuore che oltrepassano gli argomenti di ragione per aderire in fine alla fede. Su questa linea si sviluppa una tendenza filosofica, che pur non usando direttamente la metafora del cuore, risalta l’aspetto volitivo in Blondel, quello dialogico in Buber,  quello emotivo in Scheler, quello situazionale nella corrente esistenzialista. Tutti questi aspetti sono considerati i come un momento preferenziale per poi configurare il rapporto religioso.

Ora procediamo, esplorando l’etimologia della parola «cuore», cioè indaghiamo un po’ l’origine e la storia di questa parola.

Etimologia e diffusione del termine biblico «cuore»: leb o lebab

Leb/lebab pare derivare da una radice semitica comune *libb e da un verbo intransitivo che significa “battere, pulsare”. Netto è il riferimento al fenomeno fisiologico del battito cardiaco. Come si è “costruito” il significato in base alle aree geografiche e culturali?

Il Vicino Oriente antico. L’Egitto

Secondo la dottrina medica egizia, il respiro va al cuore e dal cuore partono vasi simmetrici che attraversano tutto il corpo, attraverso i quali il cuore parla, ovvero fa sentire i propri battiti. Gli egizi vedevano nel cuore sia il centro dell’essere umano, del suo corpo, del suo spirito, della sua anima, della sua volontà, sia della sua intera personalità e del suo legame con la divinità. Il cuore come sede della vita non coincide con l’essere umano, ma può lasciarlo, rendergli conto come se fosse suo socio, ma anche rifiutarsi a lui.

Il rito della psicostasia, o pesatura del cuore
Il rito della pesatura del cuore, o psicostasia. Dal Libro dei morti di Ani, 1275 a.C.

Per la cultura egizia, nel cuore risiedono le qualità caratteriali e i sentimenti: fiducia, “aprire il cuore”; amore, cura, compassione, grazia, gioia “ampiezza di cuore” e paura “batticuore”. “Ingoiare il cuore indica sia riservatezza, sia caparbietà. L’uomo che sa controllarsi ha il cuore saldamente in mano, e un “cuore grosso” caratterizza un guerriero coraggioso. Arroganza e orgoglio risiedono nel cuore. L’avidità è considerata una malattia e la rabbia rende il cuore puzzolente. L’insulto “senza cuore” si basa sull’idea che il cuore sia anche sede dell’intelligenza, della conoscenza e della memoria. Attraverso il cuore la divinità parla all’uomo, come pure l’essere umano può conoscere la divinità e la sua volontà. La divinità stessa può “essere nel cuore dell’uomo”, indicando una fase preliminare dell’idea di coscienza.

Nel cuore si concretizza la qualità etica dell’essere umano. Perciò nel tribunale dei defunti il cuore è pesato sulla bilancia. Anche per la divinità il cuore è la sede della sua attività, particolarmente della creazione, dell’esplorazione e del mantenimento del mondo. Nel rito mattutino, ogni giorno, al risveglio, alla statua del dio che è nel tempio viene portato il suo cuore.

La Mesopotamia

Spostandoci ora in Mesopotamia, dalla lingua accadica in poi si nota, per il termine libbu, un’estensione semantica più ampia dell’ebraico leb/lebab. Tanto da rendere difficile una delimitazione precisa tra termini che indicano interiorità psichica e spirituale, da termini più legati ad aspetti fisiologici di parti interne degli animali come anche dell’essere umano. Sembra che libbu  sia diventato il termine per indicare il nucleo essenziale delle cose, che assomma l’origine dell’esistenza, il valore e lo scopo di una cosa. L’accadico sembra riservare a libbu il luogo dei sentimenti più sviluppati, rispetto alla passioni cieche indicate da altri termini. Libbu indica gli aspetti della volontà – nelle sue declinazione di desiderio, amore, amicizia, pietà, fedeltà – , la coscienza, l’intelligenza. E’ infatti nel cuore che l’uomo medita sia il bene che il male. Tuttavia il cuore non è considerato il centro della religiosità.

Gli Aramei

In aramaico, lingua parlata anche ai tempi di Gesù, il termine cuore indica il luogo interiore delle intenzioni segrete e denota la persona stessa e il suo centro, sede delle emozioni, riflessioni, intenzioni, desideri. Tutti processi interiori invisibili dall’esterno.

E la Bibbia, quali dritte ci ispira riguardo alla dimensione del cuore?

Esploriamo anzitutto la prospettiva dell’Antico Testamento. Quali termini e quali etimologie emergono?

Leb/lebab nell’Antico Testamento. Un po’ di numeri

Entriamo ora più da vicino nella tradizione ebraica, a partire dai numeri. Quale distribuzione statistica presenta il termine leb nella Sacra Scrittura?

Leb/lebab come termine lo si incontra ben 853 volte. E’ presente in quasi tutti i libri dell’Antico Testamento. La frequenza maggiore è nei Salmi, con 137 occorrenze; poi nel libro dei Proverbi con 98 occorrenze; in Geremia lo troviamo 66 volte. Decine di volte nei libri del Deuteronomio, di Ezechiele, dell’Esodo, del secondo libro delle Cronache e in Qohelet.

Quale significato di leb/lebab emerge nell’Antico Testamento?

Ciò che salta subito all’occhio nell’analizzare il termine leb/lebab è la sua poliedrica, sfaccettata stratificazione, evidenziandone così sia l’importanza sia la pregnanza semantica. Vediamo insieme questa ricca stratificazione.

Organo anatomicamente imprecisato, leb = petto

Anzitutto, tra gli studiosi si riscontra un generale consenso per il significato di base del termine leb, che indica l’organo “cuore”. Tuttavia questa prima identificazione non è così univoca come sembrerebbe a prima vista. Perché questo? In tutto l’ambito semitico proprio l’identificazione medica, anatomica diremmo noi oggi, era piuttosto vaga. Addirittura per l’Antico testamento leb non è il “cuore” inteso come organo dell’anatomia umana.

Che cosa si intendeva dunque con leb? Esso rappresenta più un luogo che non un organo specifico. Dunque più petto, gabbia toracica, che cuore. L’impossibilità di una chiara identificazione anatomica spinge a cercare il significato di leb in direzioni più astratte, che porta a interpretarlo come il centro, il punto fisso, il nucleo centrale di qualcosa. La componente più importante in cui è rappresentato totalmente un qualcosa che risulta certo nascosto alla vista e tuttavia capace di esercitare in molti modi la propria attività all’esterno, dove risulta così rilevabile tramite gli effetti causati.

Le piante hanno un leb?

Sì, anche le piante hanno un cuore. In analogia con l’apice vegetativo della palma, il secondo libro di Samuele (18,14) parla del leb della quercia dove resta impigliato Assalonne, fuggiasco e ribelle figlio di Davide. In questo caso leb indica l’intrico dei rami della chioma della quercia, l’indeterminato e misterioso “interno” dell’intricato aspetto esteriore.

Il leb degli animali

Che ne è degli animali? In realtà nell’Antico Testamento non c’è l’idea del leb di un animale. Solo Giobbe fa riferimento al leb del Leviatan, intendendo con questo il ventre del mostro contro il quale qualsiasi arma non può alcunché. Se vi è un riferimento al leb del leone, in realtà è per formare la metafora del coraggio, senza alcun preciso riferimento anatomico di partenza.

Leb = centro, piuttosto generico

La semantica “diffusa” del termine lebab si rileva quando significa “centro” in modo generale, come quando si parla dell’ignoto del mare aperto, che si estende oltre l’orizzonte raggiungibile. Oppure, quando, seguendo una concezione cosmologica primitiva, si dice che le eruzioni vulcaniche raggiungano il centro del cielo. Oppure, parlando del popolo, si afferma che da suo cuore, dal suo centro, dovrebbe nascere il sovrano.

Il leb dell’uomo

Il concetto di persona nell’Antico Testamento

Venendo all’antropologia dell’Antico Testamento, il leb/cuore ha e svolge una funzione specifica in tutte le dimensioni dell’esistenza umana. E’ infatti usato per indicare tutti gli strati costitutivi della persona umana: partendo dalla base, dallo strato vegetativo, a quello emotivo, noetico, razionale e, infine, volitivo. L’immagine prescientifica dell’essere umano rimanda a una concezione composta della persona. La cosa interessante è che per l’Antico Testamento tale attenzione antropologica è in secondo piano rispetto al suo interesse principale: l’essere umano davanti a Dio, in profonda relazione creaturale con Lui.

Sorprende anche il fatto che il leb non sia nemmeno menzionato nel processo della creazione degli esseri umani. Mentre lo si ritrova in altri elenchi di termini che descrivono la struttura composita della persona. Ad esempio: la coppia cuore e reni che indica la natura intima dell’essere umano, cui ha accesso solo Dio che la scruta. Contrapposta ad essa si trova la coppia cuore e labbra che evidenzia la polarizzazione interiorità/esteriorità, che nell’essere umano giusto dovrebbe coincidere. Coincidenza che non potendo esser data per scontata, richiama l’insondabilità misteriosa del cuore umano, al suo manifestarsi ingannevole e imperscrutabile. In senso molto forte leb indica la stessa natura della persona, tanto da diventare anche sinonimo di anima.

Il leb/cuore come centro vegetativo dell’uomo

Nel leb si concentra la natura corporale vivente dell’essere umano. Cosa ne consegue? Da questa componente vegetativa della sua struttura, provengono anche le immagini di lamento dell’essere umano: questi si lamenta perché si sente toccato e minacciato sino alla sfera più intima della propria esistenza. In questi momenti il leb/cuore si manifesta con i più classici sintomi psicofisici: il battito accelerato, il tremore, l’emozione dell’amarezza, fino a chiudere lo stomaco e impedire l’assunzione del cibo. Può anche liquefarsi nelle viscere, come cera, disperdendosi nella terra, facendo così vacillare l’essere umano che inaridisce e si ammala, fino a morire. Cause di tale malessere sono anche di natura etica o religiosa. Sempre a livello vegetativo, il leb/cuore è al centro anche rispetto alla pulsione sessuale, che vi confluisce e influenzandolo.

Il leb/cuore come centro emotivo dell’uomo

L’idea del leb come sede dell’emotività umana si è venuta separando molto gradualmente da quella del leb a livello vegetativo. Lo stesso esprimersi delle emozioni usa immagini e metafore attinte dai fenomeni vegetativi, come il batticuore, le palpitazioni, le strette al cuore o il suo sobbalzare. Tale riferimento passa rapidamente la mano a una concezione del leb/cuore come il centro delle emozioni. Diviene perciò la sede della gioia e del dolore.

Gli impulsi emotivi dell’essere vivente: dolore, gioia, piacere

Le emozioni negative come lo scoraggiamento, la tristezza, l’orgoglio ricorrono più di 80 volte nei testi, superando di netto le emozioni della gioia e del piacere, che appaiono solo con 50 occorrenze. Del resto, le ragioni del malessere sono molteplici: dalla sterilità, alle cattive notizie, alla distruzione di città, la stessa vanità di ogni cosa; i limiti dell’essere umano, la malattia, la minaccia dei nemici, il peccato. Il malessere del leb/cuore traspare all’esterno col rifiuto di mangiare, nell’irrigidirsi, nel piangere, nel mostrarsi irrequieti, nel brutto aspetto. Tutto ciò prostra l’essere umano, fino a condurlo alla morte. E la tristezza gli impedisce di prestare la dovuta attenzione ai valori che promuovono la vita.

Anche gioia, soddisfazione e divertimento si manifestano nel leb/cuore. L’attendere un amico, il mangiare e il bere, il vincere e lo sconfiggere il nemico, il partecipare alle nozze o assistere all’incoronazione del re, l’essere invitati a un banchetto. I libri sapienziali elencano anche altre fonti di gioia: la sapienza, le arti, il vedere crescere la sapienza del proprio figlio, , i beni, il lavoro, la realizzazione dei desideri, il vigore e la bellezza della giovinezza. Come anche le grazie che JHWH dona, le sue opere, la sua Parola, la Legge, la sua presenza potente. La gioia del leb/cuore è considerata causa di una lunga vita, e perciò anche medicina. Il cuore allegro è dono di Dio, da sicurezza e rafforza la fiducia in Dio. Tutte esperienze interne che si manifestano all’esterno con lo splendere degli occhi e il volto radioso.

Impulsi emotivi interni alla soggettività individuale: timore, panico, ira

Tutti questi impulsi hanno un effetto paralizzante sul leb/cuore. Il timore è provato quando l’essere umano si trova di fronte un nemico superiore di forza e di numero. Anche notizie cattive lo intimoriscono, come pure la calunnia. Povertà, vergogna e disperazione avviliscono il leb/cuore umano. Lo stesso Dio viene percepito come tremendus quando si manifesta nelle sue opere, o minaccia, o maledice, o castiga. A tutto ciò fa seguito il corteo di sintomi psicosomatici come l’inquietudine, la confusione, la debolezza delle gambe, il dolore viscerale, l’affaticamento del respiro fino a venire meno. Lo scoramento del leb umano mostra i limiti della creatura, e l’onnipotenza di Dio. Solo il cuore del giusto può restare saldo, e il cuore dell’avvilito è ascoltato da Dio. A poco a poco questo accompagna il passaggio da una concezione emotiva del leb a una etico-teologica.

Impulsi emotivi transitivi: amore, odio, gratitudine

I sentimenti “transitivi”, che legano al prossimo, come simpatia, amore, antipatia e odio, anch’essi albergano nel leb. Simpatia e amore non hanno una diretta connotazione sessuale. Sono espressione di affetti che legano discepolo e maestro, padre e figlio, l’esercito e il suo condottiero, un popolo al proprio re. Un’espressione comune per cercare di conquistare l’amore di qualcuno è parlare al suo cuore. E ciò non è azione riservata solo all’interno del cerchio familiare.

Disprezzo e odio appaiono raramente nel repertorio emotivo concesso del leb/cuore perché contrastano col comandamento dell’amore. Anche perché l’odio è sempre in antagonismo con il giudicare in modo lucido e giusto. Una cosa curiosa: l’Antico Testamento non considera il leb/cuore come sede della gratitudine umana, perché conosce solo il ringraziamento nei confronti di JHWH per i benefici e le grazie concesse.

Il leb/cuore come centro noetico razionale dell’uomo

Organo conoscitivo

L’atto del percepire e del conoscere nel leb sta in rapporto con la percezione sensoriale: vista e udito. In seconda battuta indica l’interiorizzazione di quanto è stato percepito dai sensi, ai fini di valutare e poi decidere. Il conoscere nel leb è inteso come atto globale e coeso, indicando la facoltà noetica dell’essere umano, nella sua totalità.

Sede della memoria

Il leb, sede anche delle capacità mnemoniche, permette all’essere umano di organizzare particolari contenuti del sapere e di ricordare i fatti salienti della vita e delle opere di Dio per scoprirne i motivi e i significati alla base delle azioni avvenute o da intraprendere.

Sede della sapienza

Come il concetto di sapienza, anche il leb come sede della sapienza presenta molte sfumature. Il dono della sapienza da parte di Dio visita l’essere umano e gli conferisce una qualità etica. Riorganizza l’esperienza interiore rendendo la persona più attenta alla torà e alla conoscenza che da essa proviene, l’uso del linguaggio diventa più consapevole ed equilibrato. E’ anche ruolo dell’essere umani procurarsi un cuore così fatto, desiderarlo. Da qui la richiesta orante di un cuore che ascolta per abbracciare la totalità dei fenomeni del mondo e diventare, perciò stesso, vasto, di ampia intelligenza, capace di fiutare le verità sottili che provengono dall’esperienza.

Sede della confusione e della stoltezza

Se nel leb manca questa sapienza, allora si installa la stoltezza, che si manifesta con la mancanza di attenzione, nella testardaggine, nell’incapacità di comprendere le grandi questioni. Per l’autore del libro di Qohelet la malvagità e la stoltezza sono talmente connaturate col leb naturale dell’essere umano da costituire la schiavitù rispetto alla morte.

E la stoltezza, intesa come mancanza di leb, ha per effetto il disorientamento e la sconsideratezza, l’adulterio, il disprezzo per il prossimo. Il libro dei Proverbi descrive i sintomi della carenza di leb nel giovane: l’incapacità di capire; lo zelo per la vanità; la gioia per ciò che è stolto; la mancanza di controllo della lingua. Lo stolto arriva anche a negare Dio stesso. Per altro, il vino, le donne, le ricchezze, le lusinghe, il guadagno, la corruzione confondono il leb. Per giunta, il leb può pure confondersi da solo. I falsi profeti proclamano messaggi secondo il proprio leb e non secondo il mandato di JHWH.

Il leb/cuore, come sorgente dello sforzo volitivo

Il passaggio dalla funzione noetica all’attività volitiva non è netto, per l’oggettiva impossibilità di separare teoria e prassi..

Il leb/cuore, forza motrice dell’essere umano

Il leb mostra di essere la forza motrice degli sforzi volitivi dell’essere umano, soggetto sia di riflessione, sia di pianificazione di attività multiformi. Come pure si dimostra come la sede del coraggio e della voglia di fare

Il leb/cuore, soggetto del meditare e progettare

L’azione volitiva del leb/cuore percorre il tracciato dall’idea, alla sua valutazione, infine alla sua traduzione sul piano pratico. Il primo passo del processo volitivo è pensare dentro se stessi che si cristallizza in un’intenzione. Le intenzioni si trasformano in desideri quando l’essere umano non può realizzarle. Un disprezzo particolare è riservato all’incoerenza tra lingua e leb, tanto da richiamare la necessità di nutrire ne cuore la rettitudine per trattare con i fratelli.

Il leb/cuore, sede del coraggio e della voglia di fare

Infine, leb denota anche la dimensione del coraggio, propria dell’uomo nelle imprese militari, nell’opporsi all’autorità del re, e nella riforma religiosa. E’ un coraggio che tuttavia si ferma davanti alle grandi opere di JHWH, che lo soverchiano.

Leb nella sfera etica religiosa

Nella sfera etico-religiosa del rapporto tra uomo e Dio, si usa frequentemente leb. Perché questo?

Il leb/cuore, come luogo dell’influenza di Dio

Qui vige il seguente assioma: “Egli, che ha formato il cuore di ciascuno, è a conoscenza di tutte le loro opere” (Sal 33,15). Dio, in quanto diretto creatore le leb, è insieme Signore e giudice Universale. Per quanto gli essere umani si diano da fare meditando, escogitando e pianificando, è sempre JHWH a dirigere il leb, perché davanti a lui il leb è aperto e visibile. JHWH può piegare il cuore, come anche renderlo forte; è capace di trasformare il leb sia in negativo che in positivo; può togliere il cuore di pietra e donare un cuore nuovo, di carne. Questa nuova creazione sostituisce la condizione calcificata dell’essere umano, riempiendolo con una nuova ruah, con un nuovo spirito. In quanto centro della persona, il leb dell’uomo è perciò il punto specifico e particolare in cui JHWH contatta l’esistenza concreta dell’essere umano. C’è dell’altro!

Coscienza

Altro aspetto interessante: l’Antico Testamento non ha un termine specifico per esprimere “coscienza”. Tuttavia ha presto intuito l’esistenza di un’istanza giudicante che emette giudizi di natura etica, in sintonia con gli insegnamenti della torà, capace di plasmare il leb. Esso, in quanto organo della conoscenza, registra lo scostamento dell’essere umano dalla volontà di Dio.

Abito etico negativo: malvagità, hybris, caparbietà e idolatria

Nel leb/cuore si rileva anche la tana delle grossolanità comportamentali negative dell’essere umano. E la malvagità interrompe il rapporto tra Dio e uomo, come anche col prossimo. La superbia del leb è un tema frequentemente richiamato dai profeti. Del resto, è causa anche dell’indurimento del cuore.

Abito etico positivo: probità mentale, umiltà, ricerca di Dio, amore per Dio,

Tuttavia il leb è considerato anche sede dell’atteggiamento etico positivo dell’uomo. Lì dimorano anche i principi di sincerità e lealtà. Il leb è anche sede del timore di Dio. Anche la conversione vi trova albergo. Gli autori sacri parlando della radicalità della conversione, usano la potente espressione della “circoncisione del cuore”.

E che ne è degli idoli?

Nell’Antico Testamento non si attribuisce mai un leb agli idoli, perché impotenti e morti.

Dio ha un leb/cuore?

Come per gli esseri umani, anche per JHWH il leb è il centro della decisione. L’attribuzione è certo un antropomorfismo. Tuttavia è un efficace modo per intravvedere il mistero di Dio che si piega sull’uomo, soprattutto sul più debole, per salvarlo. Il leb di JHWH è norma per il giudizio dell’essere umano.

 

Il cuore nel Nuovo Testamento: kardìa

Fin qui l’Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento c’è posto per il termine cuore?  Seguendo l’articolata analisi del termine kardìa da parte dello studioso Behm, assolutamente sì: troviamo infatti che il termine kardìa possiede, anch’esso, una lunga storia d’uso, che in buona parte risuona con le vicende del termine ebraico leb/lebab. Nella cultura greca, infatti, il termine kardìa indica, in senso proprio, il cuore in senso anatomico, fisiologico, organo al centro del corpo umano o animale.

Manoscritto della prima lettera di Giovanni apostolo
Manoscritto della prima lettera di Giovanni apostolo. Di Sconosciuto – Codex Alexandrinus, Pubblico dominio

In senso traslato, metaforico, e più in ambito poetico che in prosa, kardìa/cuore indica la sede della vita psichica e spirituale dell’essere umano. In ambito più filosofico, Platone sembra poco propenso ad attribuire al cuore funzioni psichiche. Invece, sembra attribuirgli più funzioni relative alla sensibilità. Nella tradizione filosofica stoica, il termine kardìa è usato per indicare l’organo centrale della vita spirituale, la sede della ragione, da cui promanano il sentire, il volere e l’operare. In ambito naturale, kardìa indica l’intimo, il midollo delle piante, o anche il seme dell’albero.

E nella tradizione del giudaismo ellenistico?

Kardìa è il diretto equivalente dei termini leb/lebab. La ricchezza di significati dei termini ebraici la si riscontra anche in kardìa. Infatti, indica tutta la ricchezza e complessità “multistrato”, del cuore inteso anzitutto come organo della vita personale, come punto centrale in cui si raccolgono l’essere e agire dell’essere umano in quanto entità spirituale. Ne consegue che kardìa è considerato la sorgente della vita morale e religiosa.

Kardìa è spesso scambiato con termini come psyché, diànoia, pnèuma, noùs. Tuttavia conserva, anche accostato a questi sinonimi, il riferimento alla totalità e alla unità della vita interiore, che si manifesta e si esprime nella molteplicità delle funzioni psichiche e spirituali.

Cosa succede al termine kardìa nel Nuovo Testamento?

In questo ambito l’uso del termine kardìa si riconnette a quello già visto nell’Antico Testamento. Tuttavia l’uso si precisa ulteriormente, distinguendosi dalle connotazioni greche e intensificando sul significato di cuore come organo principale della vita psichica e spirituale e come luogo in cui Dio si manifesta.

Se vi sono pochi cenni al senso del kardìa come organo centrale del corpo e sede della forza fisica, nel Nuovo Testamento emerge in modo chiaro l’accezione di kardìa come centro della vita interiore e come sede e origine di tutte le forze e funzioni psichiche e spirituali. Infatti nel cuore stanno i sentimenti e gli affetti, le cupidigie e le passioni. Kardia/cuore è la sede dell’intelletto, la sorgente dei pensieri e delle riflessioni. E’ anche la sede della volontà, la sorgente delle decisioni. Insomma, in kardìa si riassume tutta la natura interiore dell’uomo in opposizione alla sua esteriorità, al prosopon o maschera, alla bocca o alle labbra. Il cuore rappresenta l’io la persona. Kardìa/cuore è soprattutto il vero centro dell’uomo, a cui Dio si rivolge, la vera radice della vita religiosa che determina l’atteggiamento morale.

Su questa linea, Dio è considerato come conoscitore del cuore umano, come cardiognosta, kardiognòstes. Dio è onnisciente e conosce l’intimo di ogni uomo, da cui sorge la decisione a favore o contro di lui. E l’essere umano è soggetto alla possibilità della durezza di cuore, o sclerocardìa, che traduce il significato ebraico di incirconcisione del cuore, che porta all’ostinata insensibilità verso gli annunci e i richiami della volontà salvifica di Dio, che domanda di essere accolta, appunto, nel kardìa/cuore dell’essere umano, centro della sua vita personale.

 

Se hai domande spirituali suscitate da questo post o domande esistenziali che vuoi condividere con me, usa questo link per esplorare insieme con me ciò che ti sta più a cuore e per ricevere la mia risposta.

A presto!