Psiche. Un altro dei termini più ricorrenti parlando di spiritualità. E dei meno chiari. Quanto ne conosci davvero le origini e i significati più profondi?
Anzitutto, in questo articolo non tratterò di concetti come amore e psiche o amore e psiche del Canova; nemmeno parlerò di come la psiche influenza il corpo o, ancora, di psiche per Freud o Jung o ancora del rapporto tra corpo e psiche secondo le attuali neuroscienze. Inoltre, per te, per rispettare il tuo tempo, ho preparato un piccolo test: 3 domande veloci per capire se questo contributo soddisfa davvero le tue curiosità.
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Per chi è pensato questo post? Rispondi a queste domande e vedi se fa proprio per te!
Sei una persona di larghe vedute e adori analizzare e mettere in luce le varie accezioni che si sono intrecciati nelle vicende storiche dentro il termine «psiche»?
Provi curiosità, attratto dai significati delle parole apicali della spiritualità cristiana, come «psiche»?
Sei una persona pratica e godi di afferrare in modo più adeguato le suggestioni inattese in parole come «psiche»? Se hai risposto «Sì!» alle precedenti domande, sei nel posto giusto per te!
Anche il termine psiche, poiché molto antico, ha moltissime sfaccettature. Talvolta confusive. Di solito lasciate sullo sfondo, implicite ma influenti.
Proprio per questo, tante definizioni possono disorientare; talvolta illudere; talaltra creare addirittura doloroso caos interiore.
Forse anche tu senti la necessità di trovare dei punti fermi anche sul tema psiche.
Quale significato associamo davvero con il termine «psiche»?
Come distinguere il significato di «psiche» da altri significati cuore o spirito? Come spiegare la dimensione «psiche» a partire dalla sua stratificazione etimologica, che guarda cioè all’origine antica del suo significato? «Psiche»: come arricchire questo aspetto della tua esistenza? Con quali benefici reali per la tua esperienza interiore?
Domande importanti e succose. Affrontabili con ordine.
Da dove cominciare per rispondere? Rispetto a quale prospettiva?
Partiamo da lontano, dal mondo greco che ha coniato il termine psiche. Ripercorriamone insieme l’avventura semantica. Un viaggio intrigante. Ci lasceremo condurre da una guida autorevole, lo studioso di filologia classica Albert Dihle, a cui attingo a piene mani con grande riconoscenza e gratitudine.
Psiche.Da dove parte esattamente la storia?
La parola e il concetto di psiche ha una lunga tradizione che trova le sue radici nella letteratura greca, a partire dai poemi omerici. Già, il poeta Omero. Egli indica nella parola psiche la forza vitale che risiede nelle membra del corpo umano. Da cosa si vede? Dal respiro. Psiche infatti deriva dal verbo «psycho», che significa soffiare. Per questo si parla di anima-respiro. Questa psiche abbandona l’essere umano quando esso muore, esalando dalla bocca. O anche dalla ferita, da cui il concetto di anima-sangue.Dove va la psiche, l’anima dopo la morte? Essa scende agli inferi, dove conduce un’esistenza d’ombra; oppure è rapita e innalzata agli dei, come nel caso di Ercole.
Cosa fa negli inferi? Nulla di specifico, è una vita vana, da ombre. Per Omero psyché ha a che fare con le funzioni psichiche e intellettuali dell’essere umano. Tali funzioni, gli antichi greci credevano che risiedessero in altre parti del corpo, come il cuore. A differenza del vocabolario ebraico, quello greco si presenta come molto più specializzato, perché distingue la forza vitale e l’attività del pensiero. In quest’epoca arcaica, tuttavia, manca il concetto superiore di anima. Questo compare più tardi, nel sesto secolo avanti Cristo, probabilmente in seguito alla credenza della ricompensa dell’agire umano dopo la morte. Qui la psyché deve garantire la continuità dell’esistenza iniziata in questo mondo. Nella concezione del filosofo Pitagora compare la concezione della trasmigrazione delle anime. Qui psyché diventa l’essenza dell’individuo, è separabile dal corpo ed è più preziosa di esso, perché ne diventa addirittura la tomba.
Cosa succede dopo questa prima fase?
Dal 500 a.C. psyché designa in modo complessivo: il pensare, il volere e il sentire dell’essere umano. Come anche il suo nucleo essenziale separabile dal corpo e incorruttibile. Il filosofo Eraclito trasforma per primo in principio che l’anima non è vincolata da limiti spaziali. Inoltre, per Eraclito l’anima possiede un logos, un principio intelligente che si esprime attraverso il linguaggio. Per tutto il V e IV secolo a. C. l’autonomia dell’anima e il suo maggior valore sul corpo sono concetti ovvi. La radice della malvagità non è più cercata fuori dall’essere umano, bensì nel suo intimo. La stessa medicina del V secolo a. C. presuppone la divisione dell’essere umano in corpo e anima. Insieme, essa è convinta che la psyché sia la sede di tutte le qualità spirituali e morali. La psyché è l’io dell’essere umano.
Psiche. Qual è il contributo di Platone?
Quando il filosofo Socrate afferma che guadagno e perdita è solo ciò che rende l’anima migliore o peggiore, in realtà egli riassume una lunga evoluzione del termine psyché. Il filosofo Platone prende le mosse da questa posizione socratica, dove il giudizio sull’essere umano non dipende più dagli accadimenti esterni, né dal giudizio degli altri, e integra altri suggerimenti. Quali, esattamente?Già presente nella poesia greca, Platone raccoglie la constatazione che l’anima è abitata certamente da una volontà propria, ma anche da impulsi spontanei che remano contro le sue deliberazioni. Di fronte a tale realtà Platone risponde con la sua nota dottrina della tricotomia, dove, cioè egli distingue tra parti nella psyché, nell’anima: la parte razionale (il loghistikòn, la parte irascibile (lo thumoidés) e, infine, la parte concupiscibile (lo epithymetikòn), cioè le tre parti dell’anima che convivono assieme.
Queste parti dell’anima, sono tra loro equivalenti?
No, per nulla. Il loro valore è desunto da categorie ontologiche. Quali sono, secondo Platone?
La parte razionale comunica col puro essere. Esso è accessibile solo al pensiero. La parte irascibile, invece, è vincolata al mondo sensibile, che in sé non è, non ha, cioè, consistenza ontologica, perché è solo un riflesso del vero essere. Cosa ne consegue? L’essere umano, nell’incessante aspirare alla vera conoscenza, deve deve assicurare alla parte razionale il dominio che le compete sulle altre parti dell’anima. Tale concezione è descritta nel famoso mito dell’auriga, nel dialogo Fedro.
Qual è la logica conseguenza operativa? L’impegno morale deve consistere in una fuga dal mondo sensibile e in un continuo conformarsi all’essere intelligibile. Altra conseguenza: poiché l’anima appartiene all’essere trascendente, non è vincolata alla finitezza del mondo sensibile, ed è perciò preesistente e immortale. Vi è pure una conseguenza politica: Platone ritrova la struttura dell’anima nella struttura del vero Stato, modello ingrandito dell’anima. Più grande fortuna filosofica ha avuto l’idea del rapporto dell’anima individuale con l’anima del mondo, inteso come organismo vivente e ordinato. Ritorna in questa concezione l’elemento della vita, intesa come movimento, vera cifra dell’anima. Ma sentiamo la voce di Platone che illustra il mito dell’auriga.
«Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sì e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.» (Platone, Fedro, 246 a-b )
Fin qui Platone.
E i filosofi dopo Platone quale psicologia, quale concezione dell’anima offrono?
Più scuole filosofiche propongono teorie affascinanti. Mentre i seguaci di Platone, i platonici, sostengono l’immortalità dell’anima individuale perché parte dell’essere intelligibile, per i Peripatetici, membri della scuola aristotelica, l’anima, pur sempre immateriale, è il principio della forma, della vita e dell’attività di tutto l’organismo. Gli Epicurei e gli Stoici ritengono, invece, che l’anima sia materiale come qualsiasi altro essere, per altro composta di atomi molto piccoli e mobili. La psyché è ritenuta flusso di materia finissima che scorre attraverso il corpo, composto di materia più grezza. L’anima si condensa nella testa o nel cuore, centri della forza vitale e del pensiero. La materia finissima dell’anima è anche la forza che da forma, ordine e vita all’intero cosmo. Si manifesta con la massima purezza nelle stelle che si muovono in percorsi intercettabili con la razionalità matematica.
L’anima individuale altro non è che un frammento dell’anima cosmica, alla quale è destinata a riunirsi dopo la morte dell’essere umano. Sia la visione stoica sia quella degli Accademici platonici portano alla convinzione che l’anima e il cosmo sono fortemente connessi e che quindi la psicologia ha molto in comune con l’astronomia e con l’astrologia.
E che ne è della divisione dell’anima proposta da Platone?
La tricotomia o tripartizione platonica dell’anima resta il punto di partenza per tutte le divisioni e distinzioni successive.
Aristotele, discepolo di Platone, ammette sì la divisione, ma parla di potenze o facoltà, non di parti dell’anima. Aristotele fa confluire tutte le funzioni vegetative e animali all’anima, ampliando la concezione di Platone. Cosa è specificamente umano nell’anima? La sfera razionale. Mentre l’essere umano condivide con gli animali la sfera irrazionale e istintiva e la sfera vegetativa con gli animali e le piante.
In generale, tutte le ripartizioni dell’anima concordano nel dare la dignità più alta alla capacità di pensare. Lo stoicismo ortodosso arriva ad affermare che tutti i moti dell’anima, pure quelli irrazionali, vanno considerati come giudizi dell’intelletto. Altri filosofi, come Panezio e Posidonio, riconoscono invece che la sfera alogica ha un valore autonomo, pur restando sotto il controllo dell’intelletto. Vediamo come procede la riflessione sulla psiche nel platonismo medio.
Cosa si delinea nello schema dell’anima?
La psicologia del platonismo medio si avvale della distinzione introdotta da Aristotele tra nous e psyché. Ciò delinea i gradi della scala che dalla trascendenza giunge all’immanenza. In questa concezione l’anima partecipa del Nous dal quale è provenuta, e per questo appartiene all’essere intelligibile. La psyché, l’anima, entrando nel mondo sensibile riceve altre forze che le consentono di operare nella materia. In tal modo l’anima è improntata dal nous a livello superiore e a sua volta la psyché, l’anima, impronta il soma, il corpo, a un livello inferiore. Ne emerge che il più intimo nucleo dell’essere umano è il nous.
La gradazione antropologica soma (corpo), psyché (anima) e vous (intelletto o mente) risale al filosofo Posidonio, che separa la parte intellettuale dai quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra. Si compie così la spiritualizzazione del concetto di anima, cosa estranea alla psicologia stoica. Per concludere questa ricca carrellata, nel filone neopitagorico la tendenza ad accentuare lo spirituale porta alla dottrina delle due anime presenti nell’essere umano. Di che si tratta? Solo una di esse, la loghiché psyché, l’anima “logica” e del logos è equiparata al nous, all’intelletto, proviene dal mondo intelligibile, mentre la àlogos psyché, l’anima alogica di cui si riveste nella sua discesa nel mondo sensibile, ha più a che fare col pneuma, con lo spirito, inteso qui come forza vitale. Ispirati da questa intuizione trasportiamoci al prossimo passaggio.
Psiche. Cosa ne ricaviamo per il nostro cammino spirituale?
Portiamo a casa sicuramente maggiore chiarezza circa come si è venuto a sviluppare il concetto di psyché, di anima, nel mondo greco. Quale quadro complessivo possiamo ricavarne, in sintesi?Il quadro complessivo che si matura nell’antichità greca giunge fino al periodo ellenistico-romano. In questo contesto il termine psyché, anima, arriva a designare la totalità delle funzioni psico-intellettuali. Tuttavia, per effetto della concezione del nous, dell’intelletto, psyché subisce via via una sorta di svalutazione, non essendo più in grado di denotare la pura spiritualità. Ma l’avventura di questo concetto non finisce qui. Prima di giungere agli illuminanti apporti biblici del Nuovo Testamento, ti attende l’esplorazione dell’antropologia della tradizione ebraica contenuta nell’Antico Testamento. L’affronterò con te nel prossimo video!Molto bene!
E ora come proseguire la tua ricerca e crescita spirituali?
Sì, in realtà ci sono ancora molte altre antiche e ricche parole spirituali da esplorare. Ogni parola, infatti, appartiene a una famiglia di parole, a una ricca rete di significati che si illuminano e si chiariscono e si arricchiscono a vicenda. Le parole ebraiche del prossimo video sull’anima ti regaleranno ulteriore luce spirituale.
È proprio per prolungare il piacere della scoperta cheti invito ora a vedere il prossimo video e gioire esplorando la parola «nefes», il termine ebraico corrispondente a psyché, anima.
E se hai domande spirituali o situazioni esistenziali da condividere con me, allora usa usa il video questionario spirituale linkato qui, in fondo, alla descrizione del video: https://forms.gle/Pn9V2wXVwXfXmETg9 Buona visione, allora! Augurandoti Pace e bene, ci rivediamo al prossimo post di approfondimento di spiritualità e psicologia!