Per leggere il Vangelo della domenica con altri occhiali
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Un uomo che stava morendo, e un ottico che continuava a cambiargli le lenti
C’è una piccola poesia, dentro la Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters, che racconta di un uomo alla fine della vita e di un ottico, Dippold, che gli mette davanti agli occhi una lente dopo l’altra. Cosa vedi ora? chiede l’ottico. E ogni volta la risposta cambia: prima macchie di colore, poi volti di famiglia, poi cavalieri e dame, poi un campo di grano che diventa una città, poi un giovane volto sotto lo sguardo di angeli — finché l’ultima lente non mostra più immagini, ma soltanto luce, che fa apparire piccolo come un giocattolo tutto quello che sta sotto di essa.
Nessuna lente mente. Nessuna basta da sola. Ognuna rivela un mondo vero, e insieme nasconde tutti gli altri.
Perché un Vangelo ha bisogno di più di una lente
Leggiamo il Vangelo della domenica e spesso ne usciamo con una sola impressione — quella che il predicatore ha scelto, o quella a cui il nostro umore di quel momento era già sensibile prima ancora di aprire la pagina. Non è un errore: è solo una lente. Ma un testo che ha attraversato duemila anni di ascolto porta dentro di sé, quasi sempre, più di un livello su cui può essere letto.
Questa rubrica nasce per offrirne sei, ogni volta uno alla settimana, presi da uno strumento che uso da anni nel mio lavoro di accompagnamento — i Livelli Logici elaborati da Robert Dilts. Non è un apparato teologico: è una griglia molto semplice, che distingue sei piani diversi, sei livelli logici , in realtà, su cui una domanda — o un Vangelo — può toccarti, incontrarti.
Occhiale 1 — Ambiente. Dove, quando, in quali condizioni, dentro quali relazioni e ruoli. Il livello più concreto: i luoghi, i confini, ciò che sta fuori di noi.
Occhiale 2 — Comportamento. Cosa si fa. Le azioni e reazioni che il testo racconta, i gesti osservabili.
Occhiale 3 — Capacità. Come. Le strategie, le competenze, i modi in cui qualcosa diventa possibile o impossibile. I processi, le risorse, sempre arricchibili e ricombinabili.
Occhiale 4 — Credenze/Valori. Perché. Cosa deve essere vero, perché un gesto o una domanda abbiano senso. È il livello più insidioso: si maschera facilmente da domanda profonda, restando invece ideologia.
Occhiale 5 — Identità. Chi. Non cosa faccio, ma chi sono, in cosa o in chi mi identifico — nel testo, e in chi lo legge.
Occhiale 6 — Spirituale. Per chi, per cosa, oltre me stesso. Il campo più grande a cui una vita si connette, o da cui si separa. Chi posso ancora diventare nella mia relazione con Dio Padre, indipendentemente dalla mia storia?
Nessun Vangelo esaurisce tutti e sei gli occhiali nello stesso momento — così come Dippold non poteva mostrare al suo paziente tutte le lenti insieme, sovrapposte, senza produrre solo confusione. Ogni settimana ne scelgo uno: quello che, in quel brano, mi è parso portare la domanda più viva. Alla fine di ogni post trovi comunque un piccolo accenno agli altri sentieri possibili — così che tu sappia che c’erano, anche se qui non li abbiamo percorsi.
Come funziona, settimana per settimana
Il testo del Vangelo, nella traduzione CEI. Una domanda d’apertura, semplice: dove ti prende oggi? Un occhiale, dichiarato. Una domanda, costruita per restare aperta più che per essere risolta. E un breve passaggio su cosa succede, in te, se quella domanda non la ascolti — perché una domanda che non tocca mai il corpo resta un pensiero, non diventa cammino.
Ogni tanto, quando un brano lo chiede, il post sarà più lungo del solito: qualche Vangelo merita di essere attraversato più lentamente, restando più a lungo nella tensione prima che la risposta arrivi. Non è la regola, ma non è nemmeno un’eccezione da temere.
Un invito, prima di iniziare
Non troverai qui la lente giusta, quella definitiva, quella che finalmente ti farà vedere tutto. Troverai, di volta in volta, una lente onesta — che rivela qualcosa, e insieme ne lascia in ombra molto altro. È lo stesso patto che la vita chiede a chi cerca di vederla per intero: nessuno sguardo basta da solo. Bisogna essere disposti a cambiare occhiali, e a restare, per un momento, tra una lente e l’altra, senza vedere ancora nulla — proprio come il paziente di Dippold, nell’attimo silenzioso in cui una lente è già tolta e la prossima non è ancora posata.
È lì, in quell’attimo cieco tra due lenti, che a volte comincia a vedersi qualcosa di vero.