Avete notato come comincia tutto in questo Vangelo?
Non con un discorso lungo, ma con un gesto semplice: un dito che indica.
“Ecco l’Agnello di Dio.”
Giovanni vede Gesù venire verso di lui.
Lo vede passare, come passano le persone nella nostra vita.
E invece di trattenerlo, lo indica.
E allora la prima domanda nasce quasi spontanea:
che cosa sto indicando io, con la mia vita?
Dove punta il mio sguardo?
Dove accompagno quello degli altri?
L’immagine che Giovanni consegna è sorprendente: un agnello.
Non qualcosa che impone, ma che si lascia avvicinare.
Non forte, ma mite.
Un agnello che porta su di sé il peso, come un profumo silenzioso che resta nell’aria anche quando nessuno lo nomina più.
Giovanni dice una frase disarmante: “Io non lo conoscevo.”
Eppure lo riconosce.
Non perché ha capito tutto, ma perché ha visto lo Spirito posarsi e rimanere.
E qui la domanda cambia profondità:
dove lo Spirito sta cercando di rimanere, oggi, nella mia vita?
In quale spazio concreto?
In quale relazione?
In quale fragilità?
La fede non nasce quando tutto è chiaro.
Nasce quando qualcuno ci viene indicato
e noi accettiamo di non occupare tutto lo spazio con le nostre certezze.
Giovanni non trattiene Gesù per sé.
Non se ne appropria.
Fa spazio.
Si fa da parte.
Forse l’invito pratico per questa settimana è semplice e possibile:
provare a indicare, invece di trattenere.
Una persona, una situazione, una scelta.
Lasciare che ciò che conta davvero emerga, anche se non lo controlliamo.
“Ecco l’Agnello di Dio.”
Una frase breve.
Un’indicazione, non una spiegazione.
E mentre il dito di Giovanni si abbassa,
resta davanti a noi una presenza che passa
e chiede solo questo:
di essere riconosciuta,
non afferrata.