Avete notato da dove comincia Gesù?
Non dal tempio, non da Gerusalemme, ma da una terra di confine: la Galilea.
Un luogo mescolato, imperfetto, attraversato da lingue diverse, da storie non lineari.
E allora la prima domanda nasce quasi da sola:
perché Dio inizia proprio da lì?
Gesù cammina lungo il mare.
Un mare che profuma di reti bagnate, di pesce, di lavoro quotidiano.
Non entra nelle case dei sapienti, ma si ferma accanto a uomini con le mani segnate.
Li guarda.
Li chiama. Venite dietro a me.”
Non dice: capite,
non dice: dimostrate,
dice: venite.
E qui la domanda cambia direzione:
che cosa sta lasciando Gesù venire verso di noi, oggi?
Una chiamata? Un invito?
O forse un piccolo spostamento del cuore?
Quegli uomini lasciano le reti.
Non perché le reti fossero cattive,
ma perché non bastavano più.
C’erano reti che tenevano,
ma non facevano vivere.
Forse anche noi conosciamo reti così:
abitudini sicure, ruoli collaudati, parole ripetute.
Reti che danno stabilità,
ma che non allargano più l’orizzonte.
Gesù annuncia: “Il Regno dei cieli è vicino.”
Non dice: arriverà,
dice: è vicino.
È a portata di passo. Di svolta.
Di decisione semplice.
E allora, l’invito concreto, quale potrebbe essere?
questa settimana, prova a fare spazio a una chiamata piccola,
non eroica, ma reale. Un gesto, una parola, una rinuncia che ti rimetta in cammino.
Gesù continua a passare lungo il mare della nostra vita.
La sua voce non forza,
non strappa,
chiama.
E forse oggi ci resta addosso questa immagine:
reti ancora umide tra le mani, il passo che esita…
e una strada che comincia proprio lì,
dove qualcuno ci ha detto:
“Vieni.”