Il bel pastore – Gv 10,11-18

Il testo del Vangelo – Gv 10,11-18

Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”.

Risonanze

Un mescolio di pecore al pascolo in cerca di erba succosa,
belano con brio a sellare il tempo del pascolo, protette dai loschi figuri pronti a tosarle e spellarle, lupi lordi disinteressati alla bellezza e vita delle singole pecore.

La bellezza salverà il mondo, oltre ogni ombra di dubbio che lambisce e deprezza ogni slancio vitale. Il prezzo sono i morsi delle belve fameliche dal pelo vecchio e sempre snello, pronto a ledere la serenità del pascolo.

La tua voce arde, pastore, irriducibile, all’orecchio attento di ogni pecora, mai obliata tra molteplici blabla sempre più irrespirabili, lezzi di veline avvelenate e sballate, bolse e tozze di balbi pensieri odianti. Nulla che resista al solo bisbiglio della tua voce inconfondibile e radente.

Tu pastore hai il potere di dare vita e di riprenderla di nuovo, perché dare e disperdere non è mai perdere. Tu contagi della tua vita definitiva senza conteggi notarili, mai deluso del tuo offrire. Tu non evadi, resti a devastare le ladrerie di qualsiasi lupo si presenti, anche sotto il cotonato vello di pecore morte, deridendoli e radendo a sangue le loro brame predatorie, di morte.

 

Quali «pastori» ascolti?