Testo del Vangelo di Giovanni 15,1-8
Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Risonanze al Vangelo
Io sono la vite e voi i tralci: le tenere foglie sono solleticate da Eolo in attesa dei timidi fiori che promettono frutti silenti e dolci, abili a onorarsi nel buon vino futuro e aromatico,
Senza di me non potete far nulla, nemmeno se super allenati o supervaccinati. Ci preannunzi un destino di comunione che genera vita tra le dune perse dei giorni che si rincorrono come fotocopie allontanandosi da dannate illusioni di farcela da soli in una landa smunta e urlante come una lupa morente.
Ogni tralcio che porta frutto lo pota, in incognito, tra le vicende della vita che affilano l’anima come arrotini.
Rimanete in me e io in voi. per reinventarci a ogni incontro, rinnovati dal vino cui tende la vite e che si trasforma in sangue per vivere di sempre e per reinventarci teneri e solidi dopo ogni azzardata ed evanescente esperienza.
Chi rimane in me e io in voi porta molto frutto, ricolmato di fiducia e di lotte, muto e insieme luminoso, pronto per esser munto e trasformato in ottimo vino gagliardo eppoi ancora e ancora, in sangue di vita e di vite, per la cella vinaria e per la piazza assetata. Sangue per lottare fino alla vita, quella per sempre, definitiva, alta.
Che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli, vitali e fruttiferi, tutt’altro che fotocopie o tifici e miserabili accattoni di avventurose e tonte esperienze con l’elmetto, omelette di cervello. Discepoli che ardono indomabili e radono ogni indegna miserabilità che svilisce e impaluda la vita nel niente.
Tu, di che linfa sei?